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2020 30 MAR
Tipologia di contenuto: news
Registro comunicativo: divulgativo
Area di interesse: Medico - Famiglia

COVID-19 L’esperienza della pediatria di Bergamo

L’esperienza della pediatria di Bergamo maturata durante l'emergenza causata dal COVID-19

A fine 2019 nella provincia di Wuhan è stato isolato un nuovo virus denominato SARS-CoV-2 e ora noto come COVID-19. Il virus ha causato una esplosione di malattie respiratorie acute che ha determinato la dichiarazione prima di stato di emergenza e poi di pandemia.
Peculiarità del virus sono l’estrema contagiosità (fino a 3,5 contagiati per ogni malato) e la letalità (2-3% in Cina ma quasi il 6% in Italia). Il danno principale sembra determinato dall’iperattivazione di una cascata infiammatoria che porta a polmonite severa con ARDS e insufficienza respiratoria fino a morte.
La Lombardia è fino ad ora la regione italiana più colpita e Bergamo la provincia maggiormente interessata.
I pazienti pediatrici si differenziano dall’adulto per il fatto che manifestano soprattutto forme lievi (90% dei casi). Negli studi cinesi i bambini interessati provenivano 4 volte su 5 da famiglie con casi di COVID-19 e solo in metà dei casi presentavano febbre e tosse solo nel 38% dei casi.
L’esperienza maturata all’interno della Pediatria di Bergamo in queste settimane permette di sottolineare essenzialmente due punti:

  • il paziente pediatrico presenta essenzialmente forme lievi. I numeri di accesso al nostro Pronto Soccorso si sono ridotti dell’80% rispetto al solito. È possibile osservare rare forme severe soprattutto in caso di coinfezione con altri agenti infettivi o in caso di presenza di fattori di rischio come l’obesità. L’immunodepressione non sembra rappresentare un fattore di rischio aggiuntivo così come l’asma. I neonati possono presentare una forma simil-settica con febbricola/febbre, difficoltà respiratoria e colorito grigiastro che si risolve in 24-48 ore. Si osserva scarso movimento degli indici infiammatori. Nella nostra casistica è comunque sempre stato associato un beta-lattamico di copertura;
  • il personale medico-infermieristico pediatrico, forse proprio a ragione della facilità pediatrica al paziente asintomatico, si è ammalato in 1 caso su 3. Possibili cause sono il mancato riconoscimento del paziente portatore anche per la carenza, in fase iniziale, dei tamponi diagnostici. Dopo l’assunzione di adeguate procedure di gestione dell’emergenza questo tasso di infezione è drasticamente ridotto. Ogni ospedale deve dotarsi di un percorso separato di gestione del paziente a rischio che va identificato già in fase di triage e poi gestito mantenendo costantemente i presidi di protezione individuale secondo le indicazioni nazionali e internazionali. Il paziente che non necessita ricovero va gestito in ambiente extraospedaliero. In caso di ricovero tutti i pazienti pediatrici, indipendentemente dal rischio di malattia da COVID-19 o meno, meritano un tampone, al fine di incrementare la protezione del personale adibito alle cure. Nei reparti pediatrici deve essere creata una area “sporca” in cui gestire il paziente portatore di COVID-19.

La terapia del paziente pediatrico si rifà a quella dell’adulto. I casi in cui bisogna utilizzare i farmaci antivirali o immunomodulatori sono estremamente rari. In tal caso nella nostra esperienza sono stati utilizzati lopinavir+ritonavir, idrossiclorochina, ceftriaxone, azitromicina, piperacillina + tazobactam e enoxaparina. Lo steroide pare, nei pazienti adulti, avere una efficacia nello spegnere la cascata infiammatoria. Possibile però pensare che una eccessiva durata nel tempo della terapia possa essere controproducente. Molti dei pazienti affetti da polmonite da COVID-19 presentano tromboembolie polmonari per cui si ritiene utile impostare una profilassi con enoxaparina. Gli anticorpi monoclonali, in particolare ad azione sull’IL6 e il suo recettore, sembrano funzionare e anche bene in alcuni pazienti inseriti all’interno di studi clinici.

Materiale scaricabile:
Misure di prevenzione per l’isolamento domiciliare per persone COVID19 positive dimesse dall’ospedale
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Articolo a cura di Angelo Mazza