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2016 25 NOV
Tipologia di contenuto: news
Registro comunicativo: professionale
Area di interesse: Medico

“Breathomics”: un approccio non invasivo per la fenotipizzazione dell'asma

L'approccio metabolomico applicato all'esalato rappresenta una promettente metodica per la diagnosi ed il monitoraggio dell'asma nel bambino

L'asma è una malattia caratterizzata da aspetti patogenetici e fisiopatologici complessi. Comprendere la complessità biologica sottesa ai differenti fenotipi della malattia potrebbe essere di ausilio nel migliorare la gestione ed il controllo dei sintomi. A tale scopo l'approccio metabolomico potrebbe essere più vantaggioso rispetto all'uso di singoli marcatori biologici di malattia. In particolare, l'applicazione di questo approccio all'aria esalata (breathomics) rappresenta una metodologia innovativa nello studio delle malattie respiratorie croniche. Diversi studi sulla breathomics hanno infatti fornito elementi utili a definire il potenziale diagnostico di questo approccio nell'asma di adulti e bambini. L'aria esalata contiene grandi quantità di composti organici volatili (COV) che derivano dall'ambiente e dal microbioma delle vie aeree e che riflettono i processi metabolici che si verificano nell'organismo. L'analisi del contenuto dei COV nell'aria esalata può essere condotta attraverso metodi che utilizzano la spettrometria di massa o sistemi di sensori (naso elettronico). Tali tecnologie presentano però alcuni svantaggi che non li rendono ad oggi gli strumenti ideali in termini di sensibilità e specificità, come richiesto nella pratica clinica. I perfezionamenti necessari  (standardizzazione delle metodiche di campionamento, condivisione dei metodi analisi e validazione su coorti esterne) renderanno queste tecnologie non invasive strumenti estremante utili per la diagnosi, la fenotipizzazione e la gestione dei bambini con malattie respiratorie croniche come l'asma.

FONTE: Bos LD, et al. Breathomics in the setting of asthma and chronic obstructive pulmonary disease. J Allergy Clin Immunol. 2016;138:970-976.


Articolo a cura di Giuliana Ferrante