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2017 18 GEN
Tipologia di contenuto: news
Registro comunicativo: divulgativo
Area di interesse: Medico - Famiglia

Riscaldamento dell’ambiente domestico e rischio di infezioni respiratorie nei bambini

L’utilizzo di stufe a gas in camera da letto aumenta il rischio di infezioni respiratorie acute nei bambini

L’elevata incidenza di infezioni respiratorie acute (IRA) nei primi anni di vita è stata associata alla qualità dell’aria degli ambienti indoor. In particolare, poiché i bambini trascorrono la maggior parte del tempo a casa, questo ambiente svolge un ruolo importante nella suscettibilità alle infezioni respiratorie nella prima infanzia. Infatti, l’esposizione ad inquinanti indoor come il fumo di sigaretta, ma anche la presenza di muffe e il sovraffollamento delle abitazioni, sono stati associati ad aumentato rischio di IRA e ospedalizzazioni nei bambini. Dati recentemente pubblicati, ottenuti da uno studio di coorte condotto in Nuova Zelanda su 6853 bambini, riportano un’incidenza di ricoveri ospedalieri per IRA nei primi cinque anni di vita pari a 33/1000 bambini all’anno e focalizzano l’attenzione sulle modalità di riscaldamento degli ambienti domestici. Il rischio di ricoveri per ARI è infatti aumentato nei bambini che nei primi cinque anni di vita dormono in camere riscaldate con stufe a gas che, come è noto, sono in grado di emettere nell’ambiente agenti inquinanti (biossido di azoto, monossido di carbonio, anidride carbonica e formaldeide) che possono danneggiare la salute respiratoria. Tale rischio appare invece ridotto nei bambini che vivono in case in cui vengono utilizzate stufe elettriche e/o a legna. Queste osservazioni enfatizzano pertanto il ruolo della qualità dell’aria degli ambienti confinati nell’incidenza di IRA della prima infanzia e supportano l’attuazione di misure di bonifica tese a rendere gli ambienti domestici luoghi salubri e sicuri per i bambini.   

Fonte:
Tin Tin S, et al. Internal living environment and respiratory disease in children: findings from the Growing Up in New Zealand longitudinal child cohort study. Environmental Health. 2016;15:20.

Articolo a cura di Giuliana Ferrante