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2015 27 MAG
Tipologia di contenuto: news
Registro comunicativo: divulgativo
Area di interesse: Famiglia - Medico

Studio australiano rileva tassi di mortalità nei fumatori superiori rispetto al passato

Uno studio rivela che in Australia fino a due terzi dei decessi nei fumatori può essere attribuito a malattie correlate al tabagismo (percentuale superiore a quanto ritenuto in passato)

E’ stato recentemente pubblicato su BMC Medicine un interessante studio australiano relativo ai tassi di mortalità dei fumatori: lo studio, prospettico, ha valutato più di 200.000 soggetti di età ≥45 anni, arruolati dal 2006 al 2008 nella popolazione generale e senza storia personale di neoplasie, cardiopatie, trombosi o ictus. Il 7,7% dei partecipanti erano fumatori all’arruolamento e il 34,1% lo era stato in precedenza. Nel periodo di follow up sono stati registrati più di 5.000 decessi, con un rischio nei fumatori di circa il triplo rispetto a coloro che non avevano mai fumato; inoltre, la mortalità aumenta con il numero di sigarette fumate giornalmente (da 2 a 4 volte se fumatori di ≤14 o ≥25 sigarette al giorno, rispettivamente). In coloro che smettono di fumare la mortalità invece tende a diminuire gradualmente con l’incremento dell’intervallo di tempo dalla sospensione e, qualora si smetta di fumare prima dei 45 anni, il rischio torna ad essere sovrapponibile a quello di coloro che non hanno mai fumato. Gli Autori dello studio concludono affermando che in Australia fino a due terzi dei decessi nei fumatori può essere attribuito a malattie correlate al tabagismo (percentuale superiore a quanto ritenuto in passato) e che la cessazione dell’abitudine, specie se precoce, è efficace nel ridurre la mortalità.

FONTE: Banks E et al. Tobacco smoking and all-cause mortality in a large Australian cohort study: findings from a mature epidemic with current low smoking prevalence. BMC Medicine 2015, 13: 38

Articolo a cura di Maria Elisa Di Cicco