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2019 25 SET
Tipologia di contenuto: news
Registro comunicativo: professionale
Area di interesse: Medico

Ventilazione a lungo termine nel bambino con displasia broncopolmonare

Un team multidisciplinare ed un follow-up pneumologico pediatrico sono essenziali per prevenire sequele e complicanze.

Negli ultimi anni la sopravvivenza dei pazienti gravemente prematuri è decisamente migliorata portando però con sè anche un incremento di soggetti affetti da displasia broncopolmonare. Rispetto al passato, quando l'eziologia era soprattutto legata alla ventilazione meccanica ed allo stress ossidativo legato all'ossigenoterapia, attualmente i fattori scatenanti principali sono l'arresto dello sviluppo alveolare e vascolare che conduce ad una ipoplasia del parenchima con scambio gassoso alterato.

La gestione dei pazienti più gravi in cui non è possibile procedere allo svezzamento dal ventilatore o in cui dopo l'estubazione permangono segni di insufficienza respiratoria dimostrabili con i valori di emogasanalisi, varia da centro a centro. Alcuni autori sostengono il beneficio di un approccio con ventilazione cronica per via tracheostomica (sopravvivenza a lungo termine pari all'83%) indicando come la maggior parte di questi bambini potrà poi essere svezzata dalla ventilazione (97% a 5 anni) e poi anche dalla tracheostomia.

La gestione di questi pazienti risulta però complessa e necessita di un team multidisciplinare dedicato. Il tipo di ventilazione è volto a risolvere le pecularità di questi pazienti il cui polmone presenta resistenze variabili, aree di iperinflazione e atelettasie. Si preferisce quindi impostare tidal volumes maggiori (10-12 ml/Kg), tempi inspiratori più alti (almeno 0,6 secondi) e frequenze più basse (10-12 atti/minuto) e pressioni sufficienti a vincere eventuali malacie. Al momento dello svezzamento è possibile utilizzare canule fonatorie che favoriscono la rieducazione funzionale, la deglutizione e la gestione delle secrezioni. Dopo la rimozione della canula è essenziale un follow-up pneumologico pediatrico per prevenire sequele e complicanze.

Fonte:
Curr Opin Pediatr. 2019 Jun;31(3):357-366. doi: 10.1097/MOP.0000000000000757

Articolo a cura di Angelo Mazza