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2021 28 OTT
Tipologia di contenuto: news
Registro comunicativo:
Area di interesse: Medico - Famiglia

Attività fisica e Malattie Respiratorie Croniche: Revisioni della letteratura scientifica

L’attività fisica nei pazienti con Malattie Respiratorie Croniche (MRC) è tuttora un argomento dibattuto con numerose e frammentate evidenze scientifiche. È importante fare chiarezza, soprattutto considerando gli effetti benefici che lo sport esercita sull’apparato respiratorio e cardiocircolatorio sia nei bambini sani che in quelli con problemi broncopolmonari.

L’attività fisica regolare è ormai riconosciuta come strumento di prevenzione per numerose malattie, promuovendo il mantenimento del benessere psico-fisico.
Nei soggetti con malattie respiratorie croniche, è stato dimostrato che la regolare pratica dello sport migliora i sintomi dell’asma, la funzione polmonare e la qualità della vita, riducendo l'infiammazione delle vie aeree e la reattività bronchiale. Inoltre, è in grado di modulare il sistema immunitario e avere un ruolo protettivo contro sovrappeso e obesità, promuovendo dunque una riduzione dell’infiammazione sistemica.
La letteratura scientifica è contrastante sui livelli di attività fisica svolta dai bambini sani e dai pazienti affetti da malattie respiratorie croniche.
Alcuni autori hanno osservato livelli di attività fisica minore o ridotta nei pazienti con asma rispetto ai gruppi di controllo, mentre altri autori non hanno osservato questa differenza.
Due recenti revisioni della letteratura e metanalisi permettono di fare chiarezza sull’argomento.
In primis sulla definizione: l’attività fisica, intesa come qualsiasi movimento corporeo che si traduce in un aumento sostanziale del fabbisogno calorico rispetto alla spesa energetica a riposo, include non soltanto l’esercizio fisico, ma anche l’attività della vita quotidiana e il lavoro; in secondo luogo sulle modalità di valutazione dell’attività fisica che può essere misurata con metodi oggettivi, come il dispendio energetico o il movimento, attraverso strumenti come un pedometro o un accelerometro, o con metodi soggettivi, come questionari o diari; in particolari l’uso di accelerometri consente una misura diretta e più affidabile dell’attività fisica, mentre questionari e diari clinici andrebbero riservati soltanto a studi epidemiologici.
L’obiettivo primario di entrambe le revisioni è stato quello di confrontare i livelli di attività fisica di bambini e adolescenti con malattie respiratorie croniche nel primo studio e nello specifico di quelli con asma nel secondo con quelli dei loro coetanei sani, utilizzando come outcome primari i livelli di attività fisica moderata-vigorosa (MPVA), i passi al giorno e lo stile di vita sedentario.
Nella prima revisione sono stati inclusi 29 articoli con un totale di 4381 pazienti tra bambini affetti da MRC e bambini sani e il metodo di valutazione usato è stato l’accelerometro. Gli autori hanno dimostrato una leggera riduzione del MVPA nei pazienti con MRC rispetto ai controlli, ma lo stile di vita sedentario e i passi al giorno erano simili nei due gruppi. 
La seconda revisione si è focalizzata sui pazienti asmatici includendo 28 articoli per un totale di 3184 pazienti; i metodi di valutazione più utilizzati sono stati accelerometri e questionari. In questo caso non ci sono state differenze in termini di MVPA, passi al giorno e stile di vita sedentario tra gli asmatici e i controlli sani. Inoltre, un dato interessante emerso da questa revisione, è la differenza in termini di tempo dedicato all’attività fisica tra gli studi precedenti al 2015 e gli studi degli ultimi 5 anni, in particolare questi ultimi si caratterizzano per un livello di attività fisica inferiore rispetto a quello raccomandato dall’OMS (60 minuti al giorno di MVPA tra i 5-17 anni), a prova dell’alto livello di sedentarietà osservato nei bambini, adolescenti e nella popolazione generale negli ultimi anni dell’era digitale e dei social media.
In conclusione, questi studi sono ulteriore prova dell’importanza della promozione dell’attività fisica nei soggetti con problemi respiratori cronici, senza presentare un approccio differenziato rispetto ai controlli sani. Di conseguenza, l’attività fisica rappresenta una strategia terapeutica non farmacologica che il pediatra deve sostenere e incoraggiare, una volta raggiunti un’adeguata conoscenza e un buon controllo clinico della patologia, un attento follow-up e un accurato self-management.

Bibliografia
Torres-Castro R, Vasconcello-Castillo L, Acosta-Dighero R, Sepúlveda-Cáceres N, Barros-Poblete M, Puppo H, Vera-Uribe R, Vilaró J, Herrera-Romero M. Physical Activity in Children and Adolescents With Chronic Respiratory Diseases: A Systematic Review and Meta-Analysis. J Phys Act Health. 2021 Jan 12;18(2):219-229.

Vasconcello-Castillo L, Torres-Castro R, Sepúlveda-Cáceres N, Acosta-Dighero R, Miranda-Aguilera S, Puppo H, Rodríguez-Borges J, Vilaró J. Levels of physical activity in children and adolescents with asthma: A systematic review and meta-analysis.Pediatr Pulmonol. 2021 Jun;56(6):1307-1323.

Articolo a cura di Silvia Bloise